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Un uomo solo che guarda il muro è un uomo solo,ma due uomini che guardano il muro è l'inizio di una fuga.

 

 

 

 

 

 

 

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ilariawrote:
ciau!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! buon anno! xD
passavo è un po k nn giro x blog! xD
baci
ILARIA=)
Jan. 1
Nadiawrote:
Grazie del tuo messaggio!! Adesso sono quasi guarita....pensa che oggi mi sono letta tre articoli di giornale (sole 24 ore) sulla questione di Sky.... e non ho avuto attacchi di panico .. anche se l'ansia e la paura sono sempre tante!! Ma questo è più che normale, visto la situazione in Italia!!

Andrea, ti mando un grande CIAO!!!

Nadia
Dec. 4
hola muchas gracias por pasar a mi space, espero que estees bien recibe un cordial saludo de .:*RoCtuBrE*:.
Nov. 27
Un saluto da parte nostra,speriamo di poter interessare con i nostri temi un pò come in questo blog..a presto
*Libera Tribù Pensante*
Nov. 11
cielo rossowrote:
Sono arrivato qui un po' per caso, attraverso il link sul blog di amici comuni e mi ha colpito l'impegno nell'affrontare temi di attualità (peraltro cari anche a me).
Ho nominato il tuo space per il premio Contest 2008.   Il riconoscimento, da parte mia, è sincero. Il premio prevede anche delle "norme" ma non sentirti in dovere di rispettarle...
Ciao
Nov. 5
November 30

Al capitalismo piace questa crisi

Di seguito presento un’analisi di Giorgio Cremaschi, della FIOM-CIGL e fondatore della Rete 28 Aprile, riguardante l’attacco ai diritti dei lavoratori in una fase di dissesto economico-sociale in atto nel nostro paese, dal titolo eloquente “Al capitalismo piace questa crisi”.

 La finalità del sindacalista, autore dello scritto, è quella di spiegare le ragioni più profonde dello sciopero generale del 12 dicembre prossimo venturo, che la CGIL ha proclamato in splendida solitudine per contrastare una manovra complessiva dell’esecutivo pidiellino-leghista, la quale sembra rivolta a “riformare” il mondo del lavoro italiano in senso favorevole alla sola industria decotta, riunita sotto le bandiere di Confindustria e decisa a continuare sulla via della compressione dei salari, della progressiva eliminazione delle garanzie ai lavoratori e dello sfruttamento della flessibilità selvaggia del lavoro in ogni settore.

L’azione governativa dell’esecutivo pidiellino prevede tutta una serie di misure – da quelle relative alla detassazione dei soli straordinari, che rafforza la componente discrezionale della retribuzione a scapito di quella fissa e garantita, alla deregolamentazione che indebolisce il contratto nazionale [legge n° 133 del 2008], dal ripristino del lavoro a chiamata al peggioramento delle condizioni di salute e sicurezza del lavoratore – che delineano un quadro futuro molto fosco per gran parte della popolazione italiana, che di lavoro dipendente vive.  

Ritengo che l’analisi di Cremaschi sul tema del nuovo sfruttamento di un lavoro con sempre meno difese e protezioni sociali sia molto lucida, forse la migliore che ho avuto occasione di leggere in queste ultime settimane, e per tale motivo mi sento quasi in dovere di proporla.Dal mio punto di vista – per altro non troppo dissimile da quello del sindacalista della FIOM – insisto nell’affermare che tutti i segnali ci portano a concludere che il capitalismo internazionalizzato della terza età riassume i duri comportamenti, con effetti dirompenti di vistoso arretramento sul piano sociale, caratteristici del primo capitalismo ottocentesco.

In particolare, torna d’attualità la spietata visione dell’economista classico David Ricardo, con la compressione della quota di prodotto riservata ai salari, nell’esaltazione finale di una vera e propria tara genetica del capitalismo: il principio della comparazione dei costi, con la ricerca del più basso costo di produzione che negli ultimi anni ha avuto respiro planetario ed ha conosciuto sempre meno limiti. Ricerca del più basso costo di produzione e massimizzazione del tasso di profitto – al di là di qualsiasi considerazione di ordine sociale, politico ed etico – significa, nella nostra realtà, compressione del costo del lavoro, in particolare se si privilegia, in un ottica meramente “difensiva” rispetto alla concorrenza di mercato, l’innovazione di processo in luogo dell’innovazione di prodotto, caratteristica dell’industria italiana in molti settori, negli ultimi due o tre decenni.

Nella postmodernità, dunque, il capitalismo – assunta una dimensione finanziaria di moltiplicazione fittizia della ricchezza e un nomadismo senza uguali nelle epoche precedenti – ha proceduto nel tentativo di “smantellare” gli stati nazionali e le federazioni, ridotti a semplici catene di trasmissione dei suoi interessi, e di depotenziare, in particolare e per ciò che qui interessa, le tutele e coperture sociali assicurate al lavoro dal compromesso fordista e dalla nascita del welfare. Questo processo di autentica distruzione della dimensione politica e sociale, a solo vantaggio di quella privata e finanziaria del capitale, sembra non arrestarsi anche di fronte alla crisi che avanza, la quale potrà essere sistemica, portando a svolte epocali nella storia umana, e non rappresentare soltanto una “congiuntura” come ci fanno credere in molti.

Fino a quali livelli si può comprimere il monte salari, a vantaggio della quota del prodotto sociale che va ai profitti?Secondo David Ricardo – che era un agente di cambio figlio di un banchiere ebreo, non dimentichiamolo – fino al minimo livello che può garantire la sopravvivenza del lavoratore e del suo nucleo familiare. In tali contesti e all’interno di questa logica socialmente aberrante, la forza-lavoro deve perciò poter riprodursi, fornire risorse il più possibile “intercambiabili” al capitale, ma non è richiesto né necessario che si emancipi o che gli sia garantito il raggiungimento di un livello di vita materiale più alto.

Quanto precede spiega la recente, pelosa “carità pubblica” del IV governo Berlusconi, rivolta esclusivamente agli indigenti – ad esempio attraverso l’uso di una social card caricata mensilmente con pochi spiccioli – e senza vere ed estese misure di sostegno dei redditi da lavoro dipendente.

 Berlusconi si è detto dispiaciuto di non poter procedere alla detassazione delle tredicesime di operai e impiegati, eppure il pacchetto anti-crisi – di cui si vanta il super ministro dell’economia Giulio Tremonti – può contare su ben “sette strumenti” che si applicano ad un volume della bellezza di 80 miliardi di euro, detassazioni e trasferimenti netti compresi.

Nella realtà, si vuole legare sempre di più i livelli retributivi – estendendo la parte variabile e discrezionale del salario a scapito di quella fissa, lasciando dilagare il precariato – agli andamenti economici aziendali, nella privatissima esaltazione della “efficienza”, della “produttività”, della crescita indefinita del tasso di profitto e nell’adorazione totemica del mercato. 

In paesi deboli e privi di autonomia nel decidere autonomamente le politiche economiche e sociali – quale è, in effetti, l’Italia – pur davanti all’imminenza del disastro non vi potrà essere un’inversione di tendenza, fintanto che ciò non avverrà nel cuore del “sistema” in cui è iniziata l’ultima mutazione del capitalismo, cioè negli Stati Uniti d’America e fino a che il vento del cambiamento non inizierà a soffiare con prepotenza anche nella periferia dell’Europa.Diamo spazio, dopo di questo non brevissimo e spero non inutile commento, alle parole di Cremaschi:    “Al capitalismo piace questa crisi”di Giorgio Cremaschi Dobbiamo smetterla di discutere delle chiacchiere e guardare alla sostanza dei provvedimenti che vengono presi. Per ora non c'è un solo paese occidentale che abbia deciso misure per far aumentare i salari e fermare i licenziamenti.

Anche Obama tace sul salario minimo di legge, che negli Usa è fermo al 1998. Al contrario tutte le decisioni che vengono concretamente varate servono a sostenere le banche, la finanza, i programmi d'investimento, di ristrutturazione, di licenziamento delle imprese. Sotto l'onda dell'emergenza globale si affermano criteri sociali che sono quelli di una vera e propria economia di guerra.

E anche gli investimenti militari veri e propri aumentano. Mentre i poveri reali crescono a dismisura, si definiscono ristrette categorie di poveri ufficiali. In Italia stiamo sperimentando l'elemosina di stato che tocca, con la carta sociale del governo, un milione e duecento mila persone.C'è del metodo in questa follia.

Si usa la crisi per selezionare un nuovo tipo di lavoratore, e costruire attorno ad esso una società ancora più ingiusta e feroce di quella attuale. Da noi hanno cominciato con la scuola e l'Università. Le controriforme del governo sono state scritte su dettatura della Confindustria e partono dall'assunto che è impossibile avere una scuola di massa pubblica ed efficiente. Così si abbandona a se stessa gran parte della scuola pubblica e si seleziona, assieme alle imprese, l'élite per il mercato e per il profitto.

 In Alitalia si è fatto lo stesso. L'intervento pubblico è servito a socializzare le perdite, che pagheremo tutti noi. I padroni privati invece potranno scegliere dal contenitore della vecchia società il meglio delle rotte, delle strutture, e naturalmente dei lavoratori. E chi non ci sta attenta all'interesse nazionale.

Il Sole 24 ore ha dedicato un editoriale ai nuovi nemici del popolo, piloti, musicisti, lavoratori specializzati, che pretendono di difendere il proprio status. La macina del capitalismo diventa ancora più dura quando questo va in crisi. Nel 1994 la Fiat buttò in Cassa integrazione gran parte di quegli impiegati e capi, che sfilando a suo sostegno nell'ottobre del 1980, le fecero vincere la vertenza contro gli operai.

Oggi si parla tanto di merito, ma tutte le categorie professionali subiscono gli effetti di un'organizzazione del lavoro sempre più parcellizzata e autoritaria, mentre l'unico merito che davvero viene riconosciuto è quello della fedeltà e dell'obbedienza.L'amministratore delegato della Fiat vuole che la sua azienda somigli sempre di più alla catena di supermercati Wall-Mart.

 Si dice che Ford abbia installato le prime catene di montaggio ispirandosi a come si lavorava nei magazzini della carne di Chicago. Il modello giapponese a sua volta nasce copiando la logistica dei moderni supermercati. Ora la Fiat annuncia un futuro copiato dalla più grande catena di supermercati a basso costo. Ma Wall-Mart è anche una società brutalmente antisindacale, che schiavizza i propri dipendenti.

Il programma di Marchionne è dunque anche un programma sociale, che prepara ulteriori assalti all'occupazione e ai diritti dei lavoratori Fiat.

Le leggi sul lavoro flessibile che centrosinistra e centrodestra hanno varato in questi anni, ora mostrano la loro vera funzione. Esse permettono di licenziare centinaia di migliaia di persone senza articolo 18 o altro che l'impedisca. E così la tutela contro i licenziamenti diventa un privilegio, quello che permette di essere almeno dichiarati come esuberi.

E i soliti commentatori di entrambi gli schieramenti annunciano che con tanto precariato, i privilegi non si possono più difendere. Per i migranti la perdita dei diritti sociali diventa anche distruzione di quelli civili. Chi viene licenziato, grazie alla Bossi-Fini, diventa clandestino e con lui tutti i suoi famigliari. E la crisi avanza. Che essa fosse ben radicata nell'economia reale e non solo in quella finanziaria, lo dimostra la velocità con cui si ferma il lavoro, si licenziano o si mettono in cassa integrazione i dipendenti. Una velocità superiore a quella della caduta della Borsa.
Le ristrutturazioni nelle aziende non sono solo crisi. Esse, come sostengono tanti dottori Stranamore dell'economia, hanno una funzione "creatrice". Esse servono a frantumare le condizioni sociali e di lavoro, a dividere e contrapporre gli interessi, a fare entrare nel Dna di ogni persona che la sconfitta e di uno è la salvezza di un altro. La riforma del modello contrattuale vuole suggellare questa situazione. Distruggendo il contratto nazionale e limitando la contrattazione aziendale al rapporto tra salario e produttività, essa punta a selezionare una nuova specie di lavoratori super flessibili, super obbedienti e super impauriti. E per il sindacato resta la funzione della complicità, come è scritto nel libro Verde del governo.

Se è vero che le crisi sono occasioni, quella italiana sta delineando la possibilità di distruggere ogni base materiale dei principi contenuti nella Costituzione della Repubblica. Bisogna fermarli, bisogna travolgerli come stava scritto in uno striscione degli studenti. Non ci sono mediazioni rispetto al disegno di selezione sociale che sta avanzando sotto la spinta della Confindustria e del governo. O lo sconfiggiamo o ne verremo distrutti. Per questo lo sciopero del 12 dicembre non può concludere, ma deve dare l'avvio a un ciclo di lotte in grado di imporre un'altra agenda politica e sociale. Alla triade privato, mercato, flessibilità, bisogna contrapporre la difesa e l'estensione del pubblico sociale, dei diritti e dei salari. E l'Europa di Maastricht è nostro avversario così come il governo Berlusconi. C'è sempre meno spazio per quella cultura riformista che pensava di coniugare liberismo economico ed equità sociale. Per questo ci paiono sempre più stanchi e inutili i discorsi sull'economia sociale di mercato di tanti benpensanti di centrosinistra e centrodestra.
Solo un cambiamento radicale nell'economia e nella società può sconfiggere il disegno reazionario dei poteri e delle forze che ci hanno portato alla crisi attuale e che pensano di farla pagare interamente a noi. O si cambia davvero, o si precipita in una società mostruosa che avrà come necessario corollario l'autoritarismo nelle istituzioni. Forse è proprio la dimensione e la brutalità delle alternative che ci spaventa e frena, ma se questa è la realtà allora è il momento di avere coraggio.

tratto da http://www.ariannaeditrice.it/

 

Cina,migliaia di operai licenziati protestano

 Migliaia di operai licenziati dalle fabbriche del sud della Cina in seguito alla crisi economica internazionale hanno dato vita questa settimana a proteste che in alcuni casi sono sfociate nella violenza.

Nel tentativo di contenere le conseguenze del crollo delle esportazioni di manufatti, che negli anni passati hanno innescato un boom senza precedenti dell'economia, le autorità hanno varato all'inizio di novembre un pacchetto di interventi di sostegno alla domanda interna di quasi 600 miliardi di dollari mentre la Banca del Popolo della Cina, la banca centrale, ha abbassato per quattro volte - l'ultima delle quali oggi - i tassi d'interesse sui prestiti e sui depositi. Ieri centinaia di operai hanno attaccato gli uffici dell'impresa che li ha licenziati e i poliziotti che li proteggevano a Dongguan, uno dei centri dell'industria manifatturiera cinese.

La Kaida Toys Corporation ha annunciato all'inizio della settimana il licenziamento di 328 operai, sugli 8000 che occupa, e ha anticipato altri licenziamenti per le prossime settimane. I lavoratori, hanno riferito testimoni, si sono dati alla violenza bruciando auto e motociclette dei mille poliziotti che si erano schierati a difesa degli uffici della Kaida, che erano stati messi sotto assedio. La polizia ha reagito e almeno cinque operai sono stati feriti. Ai licenziati è stata offerta una liquidazione pari ad un mese di salario, cioè poco più di cento euro.

A ottobre un'analoga protesta si era verificata in un'altra fabbrica di giocattoli sempre a Dongguan, che si trova nella provincia del Guangdong. Una clamorosa protesta degli operai licenziati si è verificata anche nella vicina provincia del Jiangxi, dove 300 operai hanno bloccato la strada davanti ad una fabbrica di compressori a Jingdezhen. Il sindaco Xu Zongcheng di Shenzhen, la nuova città industriale sorta a ridosso di Hong Kong, ha dichiarato ricevendo un gruppo di giornalisti che nella città hanno perso il lavoro 50mila operai a causa del fallimento di 682 imprese. Xu ha affermato di essere «fiducioso» che Shenzhen possa raggiungere la crescita programmata per il 2008 del 12 per cento ma ha ammesso che l'edilizia sta vivendo una grave crisi, che ha visto una riduzione dei prezzi degli immobili del 25 per cento.

Un altro sintomo della gravità della crisi in Cina è costituito dalle proteste dei tassisti contro il rialzo dei prezzi del carburante e contro la diffusione di mezzi alternativi e più economici di trasporto (come i «tre ruote») che si sono verificati nelle metropoli di Chongqing e Guangzhou. La crescita economica della Cina ha subito un forte rallentamento nel terzo trimestre del 2008, scendendo al 9,9 per cento dall'11,9 del 2007. Le prospettive per il 2009 sono di un ulteriore calo che porterà il tasso al 7,5 per cento, secondo le previsioni della Banca Mondiale. Si tratta di un tasso che rimane alto ma, avvertono gli economisti, anche della prima volta che l'economia cinese mostra un andamento ciclico dalla prima metà degli anni novanta.

Per quel che mi riguarda offro la mia profonda solidarietà agli operai cinesi che protestano,chi conosce il mondo cinese,sa benissimo come la polizia cinese al soldo di un governo che di comunista ha solo il nome,non sia mai stata morbida con i manifestanti ... e di certo i fatti che si sono verificati sono una conseguenza delle continue repressioni in atto ormai da anni ..

November 28

Studenti e operai uniti contro la crisi

Si è svolto ieri, giovedì 27 novembre, un volantinaggio alla fabbrica Lovato di Gorle organizzato dal Movimento studentesco e dal sindacato FIOM -Cgil contro la crisi economica e le scelte del governo in materia di economia.

"Un volantinaggio degli studenti nelle frabbriche non si vedeva da trent'anni - spiega Alfredo Di Sirio, del Movimento studentesco -. La situazione economica di questo periodo riguarda tutti gli strati sociali della popolazione e bisogna aiutare le fascie più deboli della popolazione, non il "popolo delle partite IVA", come titolava oggi il quotidiano Libero.

E' ora che lavoratori e studenti si uniscano per creare un fronte comune contro i provvedimenti finanziari voluti da Berlusconi, tesi a favorire in primo luogo chi ha causato la crisi e non chi ne è colpito maggiormente.

Per questo il Movimento studentesco aderisce allo sciopero generale indetto dalla Cgil per il 12 dicembre, data in cui anche a Bergamo si scenderà in piazza per dire no a tutto questo".

Gli studenti organizzeranno un proprio corteo che confluirà poi insieme agli altri due previsti.
Un'iniziativa analoga a quella odierna si è tenuto oggi, venerdì 28 novembre, presso la fabbrica Abb SACE di Dalmine, in via Friuli.

Le prese per il culo del governo Berlusconi

Il provvedimento anticrisi varato dal Consiglio dei ministri contiene misure insufficienti. Inadeguate a fronteggiare la grave crisi in corso. In particolare colpisce la totale assenza di politiche di sostegno economico o fiscale per gli operai del settore industriale che da nord a sud non passeranno di certo un buon Natale.

Le misure previste(le mitiche social card da 40 euri al mese!!!) sono per lo più una presa per il culo e a poco serviranno per il rilancio economico del Paese.

Il governo se ne infischia ancora una volta degli operai e poi al nord che fine a fatto la lega? Che fine hanno fatto i suoi impegni con gli elettori del Nord, con gli operai che hanno scelto di votarla?
Ma all'abbandono è costretto purtroppo e sopratutto anche il sud italia, poiché dopo averlo privato di quasi tutte le risorse per gli investimenti ci son stati i provvedimenti contro i precari che, in parte considerevole, risiedono e lavorano proprio al Sud.

A prosciugare le tasche dei dipendenti del pubblico impiego già ci aveva pensato Brunetta nelle settimane passate.

Frontiere chiuse agli immigrati... una scelta tutta padana

Il ministro dell'interno Roberto Maroni ha dichiarato in parlamento di condividere l'idea lanciata dalla lega nord ,di chiudere per 2 anni le frontiere italiane agli immigrati.

Se il decreto sulla sicurezza al vaglio del senato venisse approvato con l'emendamento proposto dalla lega,l'Italia sarebbe il primo a paese a prendere una misura cosi estremamente razzista!!!

Maroni si giustifica dando la colpa alla crisi economica e con il fatto che bisogna pensare a ricollocare i lavoratori non italiani con permesso di soggiorno, che, a causa della crisi hanno perso il posto di lavoro ....

Ma porca pupazza, dico io ..se è cosi che si fronteggia la crisi hanno poco da sperare i disperati elettori leghisti dai loro eroi padani .

Risulta cosi difficile capire che finchè ci saranno guerre e povertà nel mondo ci saranno sempre persone cercheranno  un posto migliore dove poter stare .. invece di fare le solite loro cagate razziste,farebbero meglio a pensare prima di sparare cagate a raffica ….

Però Maroni non si ferma qui,e afferma che una decisione del genere era già stata presa nel 2004 quando la commissione europea decise di allargarsi da 15 a 25 paesi membri . Come al solito lui in vero stile leghista e fascista da una realtà dei fatti tutta sua,perché ,la realtà è un'altra; la sospensione,che soli pochi paesi hanno applicato,riguardava il libero movimento nello spazio europeo dei nuovi cittadini comunitari,che,per spostarsi da un paese all'altro dovevano richiedere un permesso di lavoro come prima.(che cmq io non condivido ma è solo una mia opinione)

L'Italia invece chiuderebbe le frontiere per 2 anni!!!!! Un grande salto di qualità non c’è che dire … in stile padano ….  

Come frenare i flussi migratori??? Diciamo basta alle migliaia di conflitti che da anni pervadono l’africa ,diciamo basta con lo sfruttamento consapevole di questi paesi da parte di multinazionali occidentali che rovinano tutto l’ecosistema di questi territori bellissimi …. e ricchissimi di materie prime dei quali profitti ne traggono vantaggio solo pochissime persone ..

Di certo un ragazzo senegalese(per fare un esempio) se ne guarderebbe bene di attraversare il mare e rischiare la pelle e di finire nelle mani di trafficanti senza scrupoli se sapesse che forse anche nel suo paese potrebbe avere un futuro……

 

Se poi tra di loro ci sono anche dei criminali (il che nessuno lo esclude) è ovvio che siano attirati a venire da noi ,poiché il nostro ormai è il paese del bengodi..dove tutti possono fare tutto e nessuno è punito….

 

 

 

November 23

Gli studenti non ci stanno e si ribellano!!!

Una quarantina di studenti ha fatto irruzione in una delle sale del Torino Film Festival, per protestare per il crollo del liceo di Rivoli.
Gli studenti sono arrivati dopo un'assemblea a Palazzo Nuovo (sede delle facolta' umanistiche dell'universita'), nel corso della quale hanno affermato che non si puo' parlare di fatalita', perche' non si puo' tagliare a man bassa sulla scuola e poi dire che queste cose succedono per caso.
Gli studenti hanno interrotto la proiezione di un film.
Bravi ragazzi... finalmente qualcuno ha il coraggio di incazzarsi, contro chi da anni sta tagliando a più non posso sulla scuola pubblica e su tutto quello che di pubblico rimane. Finalmente qualcuno ha il coraggio di dire quello che va detto !!!!
E' davvero intollerabile il livello a cui siamo giunti ,ora come non mai servono risposte immediate e ognuno si deve prendere le sue responsabilità una volta per tutte!!
 
 
 
 
  

Conferenza sulla crisi finanziaria al C.S.A. Barattolo di Pavia

Il 20 novembre si è svolta apresso il C.S.A. Barattolo di Pavia, una conferenza sulla crisi finanziaria in cui sono intervenuti come relatori
Stefano Lucarelli (ricercatore di economia presso l 'università di Bergamo) e Andrea Di Stefano (direttore della rivista valori).

L'intervento di Lucarelli, partendo dalla definizione del processo di "finanziarizzazione" dell'economia, ha spiegato la logica che ha guidato l'evoluzione dei mercati finanziari a partire dalla fine degli anni settanta, contraddistinti dalla crisi del fordismo. Analizzando il legame che si è venuto a creare tra economia reale e finanza (oggi vero motore del processo di accumulazione) Lucarelli ha sottolineato come l'attuale crisi rappresenti l'esito fisiologico di questo processo.

L'intervento di Di Stefano ha fornito una ricostruzione di come la crisi sia nata e si sia diffusa: il ricorso crescente all'indebitamento da parte soprattutto delle famiglie statunitensi, necessario per sostenere il consumo (e quindi la crescita economica), in un contesto in cui i salari si comprimono sempre più, ha "drogato" la crescita statunitense degli ultimi 2 decenni ponendo le basi della crisi. Di Stefano ha poi analizzato le conseguenze sottolineando la necessità, al fine di superare la crisi, di operare una profonda redistribuzione della ricchezza dai profitti ai salari.

Dopo gli interventi dei relatori si è lasciato spazio alle riflessioni e alle domande dei partecipanti.
 
Al seguente link trovate la registrazione della conferenza
November 22

Si ferma ancora la Fiat di Termini Imerese

La Fiat di Termini Imerese si ferma nuovamente nell’unica settimana d’intervallo tra le 6 settimane di cassa integrazione già programmate dall’azienda. Il motivo del blocco è la protesta dei dipendenti di un’azienda dell’indotto, la Ergom.

Gli operai hanno incrociato le braccia contro la decisione della Ergom di non rinnovare i contratti in scadenza di 23 tute blu, quasi tutte donne. Durante le tre settimane di cassa integrazione alcuni delegati FIOM  di Termini Imerese,hanno tentato di incontrare l’azienda assieme alla Regione, ai componenti delle commissioni parlamentari dell’Ars e in prefettura, ma i dirigenti non si sono mai presentati. Avevano chiesto un incontro anche in Confindustria a Palermo, ma l’azienda ha fatto sapere che era disponibile per la prossima settimana e che comunque avrebbe confermato la decisione d’interrompere i rapporti di lavoro con i 23 operai».

Secondo la Fiom «la Ergom vorrebbe sostituire questi 23 operai con personale Fiat distaccato, ma questo comporta problemi di ordine giuridico e anche morale: non si possono prendere soldi dallo Stato e dalla Regione per impiegare lavoratori per poi non rinnovare i contratti».

Rifondazione chiede invece l’intervento del prefetto. E giustamente ritiene inaccettabile che la Ergom non voglia nemmeno dialogare con i lavoratori. Chiedono la convocazione immediata dell’azienda da parte del prefetto di Palermo per affrontare la questione del rinnovo ad un tavolo di trattative,  il segretario e il responsabile lavoro della federazione di Palermo di Rifondazione comunista…

Sotto l'albero dei lavoratori della sicilia ci sono 5 mila posti a rischio

I licenziamenti che il segretario nazionale della Cgil Guglielmo Epifani aveva annunciato in Italia, a Palermo sembrano diventare purtroppo realtà. Sono oltre 5 mila i posti di lavoro a rischio nei prossimi giorni, tra precari che hanno contratti in scadenza e dipendenti in cassa integrazione in aziende che difficilmente continueranno l´attività nel 2009.

Non c´è settore o comparto, dalla pubblica amministrazione alle industrie, dall´edilizia ai call center, che non sia coinvolto da tagli del personale e rinnovi contrattuali: in ballo ci sono 5.125 posti di lavoro, solo a Palermo.

«Quello alle porte è il Natale più difficile negli ultimi 20 anni», assicurano i sindacati.
Il mese di dicembre potrebbe essere l´ultimo periodo di lavoro per mille precari di Regione e Comune di Palermo.

È già iniziato in questi giorni l´assedio a Palazzo d´Orleans da parte dei 40 tecnici dell´Agenzia regionali dei rifiuti con contratto in scadenza, e a breve sotto la presidenza della Regione arriveranno anche i 430 catalogatori dei beni culturali, per non parlare del 350 funzionari della protezione civile: «Nessuno parla di noi, leggo sui giornali dei posti di lavoro a rischio, ma mai di quelli pubblici, e in particolare della protezione civile regionale - dice Claudio Bartolotta - Ho un bambino di 3 anni, sognavo di passare un Natale sereno con lui, purtroppo non dormo la notte perché non so se il primo gennaio avrò ancora un lavoro».

Sempre nel settore pubblico ci sono i 40 dipendenti della Fiera del Mediterraneo che non sanno se avranno rinnovati i contratti e da due giorni hanno occupato gli uffici dell´Ente. Alla Regione, in una società esterna che ha realizzato il censimento dei beni, la Exitone, non saranno rinnovati 10 contratti: «Si tratta di ragazzi con altissima professionalità che dopo aver realizzato quasi da soli un censimento molto grande, rischiano di perdere il lavoro il primo gennaio», dice Monica Genovese, della Filcams Cgil.



Anche al Comune di Palermo, nonostante la grande stabilizzazione di 2.900 lsu, ci sono 57 articolisti che hanno il contratto in scadenza: «E per loro Palazzo delle Aquile non ha previsto alcuna stabilizzazione», dice Giovanni Cammuca.
Se anche nel pubblico ci sono centinaia di posti a rischio, figuriamoci nel privato e specie nel settore dell´industria e dei call center. Per quanto riguarda le aziende palermitane, in bilico ci sono 400 operai. A Termini Imerese da giorni protestano 23 licenziati della Ergom, azienda dell´indotto Fiat.

Di questi 19 sono donne, per loro tutti i dipendenti dell´azienda hanno deciso di scioperare fermando così la produzione dello stabilimento Fiat. Il 31 dicembre scade la cassa integrazione di ben 160 operai della Telecom e 110 della Tecnosistemi. Di mobilità si parla anche nell´azienda orafa Stancampiano: «Ho 36 anni, due figli e se perdo il lavoro difficilmente lo ritroverò perché sono un operaio molto specializzato - dice Giancarlo Russello - Ma questo Natale farò comunque di tutto per far trovare i regali sotto l´albero ai miei figli, di appena 18 mesi. Ho molta paura per il futuro della mia famiglia».

Nei giorni scorsi ha chiuso i battenti la Metal meccanica meridionale, con 45 dipendenti che dal primo gennaio non avranno più un lavoro, come i 21 della Legnomarket e circa 30 della Effedì, azienda metal meccanica di Carini che costruisce il veicolo Gasolone e che ha annunciato delle mobilità.
Davvero difficile è la situazione dei call center della città. Soltanto all´Alicos, azienda del gruppo Cos che lavora per Alitalia, potrebbero perdere il lavoro 1.600 persone, quasi tutti giovanissimi.

«Se la Cai, la nuova Alitalia, non rinnoverà il contratto con l´Alicos potremmo perdere tutti il lavoro - dice Rosalba Vella - Non è facile in questi giorni andare in azienda senza avere notizie sul nostro futuro, perché nessuno sa ancora cosa farà la nuova compagnia di bandiera». Il piano industriale della Cai ha intanto previsto 160 mobilità all´aeroporto Falcone e Borsellino, con i dipendenti che da una settimana bloccano i check-in, e 5 addette alla biglietteria Meridiana hanno ricevuto le lettere di licenziamento insieme a 4 operai della ditta che si occupava della manutenzione degli impianti elettrici dello scalo, la Gelmo.

La situazione si commenta da se!!!

L'Italia degli italiani onesti

 
 
Non può piovere per sempre. @ Yahoo! Video   http://video.yahoo.com/watch/1765602/5858963    
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