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November 30 Al capitalismo piace questa crisiDi seguito presento un’analisi di Giorgio Cremaschi, della FIOM-CIGL e fondatore della Rete 28 Aprile, riguardante l’attacco ai diritti dei lavoratori in una fase di dissesto economico-sociale in atto nel nostro paese, dal titolo eloquente “Al capitalismo piace questa crisi”. La finalità del sindacalista, autore dello scritto, è quella di spiegare le ragioni più profonde dello sciopero generale del 12 dicembre prossimo venturo, che la CGIL ha proclamato in splendida solitudine per contrastare una manovra complessiva dell’esecutivo pidiellino-leghista, la quale sembra rivolta a “riformare” il mondo del lavoro italiano in senso favorevole alla sola industria decotta, riunita sotto le bandiere di Confindustria e decisa a continuare sulla via della compressione dei salari, della progressiva eliminazione delle garanzie ai lavoratori e dello sfruttamento della flessibilità selvaggia del lavoro in ogni settore. L’azione governativa dell’esecutivo pidiellino prevede tutta una serie di misure – da quelle relative alla detassazione dei soli straordinari, che rafforza la componente discrezionale della retribuzione a scapito di quella fissa e garantita, alla deregolamentazione che indebolisce il contratto nazionale [legge n° 133 del 2008], dal ripristino del lavoro a chiamata al peggioramento delle condizioni di salute e sicurezza del lavoratore – che delineano un quadro futuro molto fosco per gran parte della popolazione italiana, che di lavoro dipendente vive. Ritengo che l’analisi di Cremaschi sul tema del nuovo sfruttamento di un lavoro con sempre meno difese e protezioni sociali sia molto lucida, forse la migliore che ho avuto occasione di leggere in queste ultime settimane, e per tale motivo mi sento quasi in dovere di proporla.Dal mio punto di vista – per altro non troppo dissimile da quello del sindacalista della FIOM – insisto nell’affermare che tutti i segnali ci portano a concludere che il capitalismo internazionalizzato della terza età riassume i duri comportamenti, con effetti dirompenti di vistoso arretramento sul piano sociale, caratteristici del primo capitalismo ottocentesco. In particolare, torna d’attualità la spietata visione dell’economista classico David Ricardo, con la compressione della quota di prodotto riservata ai salari, nell’esaltazione finale di una vera e propria tara genetica del capitalismo: il principio della comparazione dei costi, con la ricerca del più basso costo di produzione che negli ultimi anni ha avuto respiro planetario ed ha conosciuto sempre meno limiti. Ricerca del più basso costo di produzione e massimizzazione del tasso di profitto – al di là di qualsiasi considerazione di ordine sociale, politico ed etico – significa, nella nostra realtà, compressione del costo del lavoro, in particolare se si privilegia, in un ottica meramente “difensiva” rispetto alla concorrenza di mercato, l’innovazione di processo in luogo dell’innovazione di prodotto, caratteristica dell’industria italiana in molti settori, negli ultimi due o tre decenni. Nella postmodernità, dunque, il capitalismo – assunta una dimensione finanziaria di moltiplicazione fittizia della ricchezza e un nomadismo senza uguali nelle epoche precedenti – ha proceduto nel tentativo di “smantellare” gli stati nazionali e le federazioni, ridotti a semplici catene di trasmissione dei suoi interessi, e di depotenziare, in particolare e per ciò che qui interessa, le tutele e coperture sociali assicurate al lavoro dal compromesso fordista e dalla nascita del welfare. Questo processo di autentica distruzione della dimensione politica e sociale, a solo vantaggio di quella privata e finanziaria del capitale, sembra non arrestarsi anche di fronte alla crisi che avanza, la quale potrà essere sistemica, portando a svolte epocali nella storia umana, e non rappresentare soltanto una “congiuntura” come ci fanno credere in molti. Fino a quali livelli si può comprimere il monte salari, a vantaggio della quota del prodotto sociale che va ai profitti?Secondo David Ricardo – che era un agente di cambio figlio di un banchiere ebreo, non dimentichiamolo – fino al minimo livello che può garantire la sopravvivenza del lavoratore e del suo nucleo familiare. In tali contesti e all’interno di questa logica socialmente aberrante, la forza-lavoro deve perciò poter riprodursi, fornire risorse il più possibile “intercambiabili” al capitale, ma non è richiesto né necessario che si emancipi o che gli sia garantito il raggiungimento di un livello di vita materiale più alto. Quanto precede spiega la recente, pelosa “carità pubblica” del IV governo Berlusconi, rivolta esclusivamente agli indigenti – ad esempio attraverso l’uso di una social card caricata mensilmente con pochi spiccioli – e senza vere ed estese misure di sostegno dei redditi da lavoro dipendente. Berlusconi si è detto dispiaciuto di non poter procedere alla detassazione delle tredicesime di operai e impiegati, eppure il pacchetto anti-crisi – di cui si vanta il super ministro dell’economia Giulio Tremonti – può contare su ben “sette strumenti” che si applicano ad un volume della bellezza di 80 miliardi di euro, detassazioni e trasferimenti netti compresi. Nella realtà, si vuole legare sempre di più i livelli retributivi – estendendo la parte variabile e discrezionale del salario a scapito di quella fissa, lasciando dilagare il precariato – agli andamenti economici aziendali, nella privatissima esaltazione della “efficienza”, della “produttività”, della crescita indefinita del tasso di profitto e nell’adorazione totemica del mercato. In paesi deboli e privi di autonomia nel decidere autonomamente le politiche economiche e sociali – quale è, in effetti, l’Italia – pur davanti all’imminenza del disastro non vi potrà essere un’inversione di tendenza, fintanto che ciò non avverrà nel cuore del “sistema” in cui è iniziata l’ultima mutazione del capitalismo, cioè negli Stati Uniti d’America e fino a che il vento del cambiamento non inizierà a soffiare con prepotenza anche nella periferia dell’Europa.Diamo spazio, dopo di questo non brevissimo e spero non inutile commento, alle parole di Cremaschi: “Al capitalismo piace questa crisi”di Giorgio Cremaschi Dobbiamo smetterla di discutere delle chiacchiere e guardare alla sostanza dei provvedimenti che vengono presi. Per ora non c'è un solo paese occidentale che abbia deciso misure per far aumentare i salari e fermare i licenziamenti. Anche Obama tace sul salario minimo di legge, che negli Usa è fermo al 1998. Al contrario tutte le decisioni che vengono concretamente varate servono a sostenere le banche, la finanza, i programmi d'investimento, di ristrutturazione, di licenziamento delle imprese. Sotto l'onda dell'emergenza globale si affermano criteri sociali che sono quelli di una vera e propria economia di guerra. E anche gli investimenti militari veri e propri aumentano. Mentre i poveri reali crescono a dismisura, si definiscono ristrette categorie di poveri ufficiali. In Italia stiamo sperimentando l'elemosina di stato che tocca, con la carta sociale del governo, un milione e duecento mila persone.C'è del metodo in questa follia. Si usa la crisi per selezionare un nuovo tipo di lavoratore, e costruire attorno ad esso una società ancora più ingiusta e feroce di quella attuale. Da noi hanno cominciato con la scuola e l'Università. Le controriforme del governo sono state scritte su dettatura della Confindustria e partono dall'assunto che è impossibile avere una scuola di massa pubblica ed efficiente. Così si abbandona a se stessa gran parte della scuola pubblica e si seleziona, assieme alle imprese, l'élite per il mercato e per il profitto. In Alitalia si è fatto lo stesso. L'intervento pubblico è servito a socializzare le perdite, che pagheremo tutti noi. I padroni privati invece potranno scegliere dal contenitore della vecchia società il meglio delle rotte, delle strutture, e naturalmente dei lavoratori. E chi non ci sta attenta all'interesse nazionale. Il Sole 24 ore ha dedicato un editoriale ai nuovi nemici del popolo, piloti, musicisti, lavoratori specializzati, che pretendono di difendere il proprio status. La macina del capitalismo diventa ancora più dura quando questo va in crisi. Nel 1994 la Fiat buttò in Cassa integrazione gran parte di quegli impiegati e capi, che sfilando a suo sostegno nell'ottobre del 1980, le fecero vincere la vertenza contro gli operai. Oggi si parla tanto di merito, ma tutte le categorie professionali subiscono gli effetti di un'organizzazione del lavoro sempre più parcellizzata e autoritaria, mentre l'unico merito che davvero viene riconosciuto è quello della fedeltà e dell'obbedienza.L'amministratore delegato della Fiat vuole che la sua azienda somigli sempre di più alla catena di supermercati Wall-Mart. Si dice che Ford abbia installato le prime catene di montaggio ispirandosi a come si lavorava nei magazzini della carne di Chicago. Il modello giapponese a sua volta nasce copiando la logistica dei moderni supermercati. Ora la Fiat annuncia un futuro copiato dalla più grande catena di supermercati a basso costo. Ma Wall-Mart è anche una società brutalmente antisindacale, che schiavizza i propri dipendenti. Il programma di Marchionne è dunque anche un programma sociale, che prepara ulteriori assalti all'occupazione e ai diritti dei lavoratori Fiat. Le leggi sul lavoro flessibile che centrosinistra e centrodestra hanno varato in questi anni, ora mostrano la loro vera funzione. Esse permettono di licenziare centinaia di migliaia di persone senza articolo 18 o altro che l'impedisca. E così la tutela contro i licenziamenti diventa un privilegio, quello che permette di essere almeno dichiarati come esuberi. E i soliti commentatori di entrambi gli schieramenti annunciano che con tanto precariato, i privilegi non si possono più difendere. Per i migranti la perdita dei diritti sociali diventa anche distruzione di quelli civili. Chi viene licenziato, grazie alla Bossi-Fini, diventa clandestino e con lui tutti i suoi famigliari. E la crisi avanza. Che essa fosse ben radicata nell'economia reale e non solo in quella finanziaria, lo dimostra la velocità con cui si ferma il lavoro, si licenziano o si mettono in cassa integrazione i dipendenti. Una velocità superiore a quella della caduta della Borsa. Se è vero che le crisi sono occasioni, quella italiana sta delineando la possibilità di distruggere ogni base materiale dei principi contenuti nella Costituzione della Repubblica. Bisogna fermarli, bisogna travolgerli come stava scritto in uno striscione degli studenti. Non ci sono mediazioni rispetto al disegno di selezione sociale che sta avanzando sotto la spinta della Confindustria e del governo. O lo sconfiggiamo o ne verremo distrutti. Per questo lo sciopero del 12 dicembre non può concludere, ma deve dare l'avvio a un ciclo di lotte in grado di imporre un'altra agenda politica e sociale. Alla triade privato, mercato, flessibilità, bisogna contrapporre la difesa e l'estensione del pubblico sociale, dei diritti e dei salari. E l'Europa di Maastricht è nostro avversario così come il governo Berlusconi. C'è sempre meno spazio per quella cultura riformista che pensava di coniugare liberismo economico ed equità sociale. Per questo ci paiono sempre più stanchi e inutili i discorsi sull'economia sociale di mercato di tanti benpensanti di centrosinistra e centrodestra. tratto da http://www.ariannaeditrice.it/
Cina,migliaia di operai licenziati protestano Migliaia di operai licenziati dalle fabbriche del sud della Cina in seguito alla crisi economica internazionale hanno dato vita questa settimana a proteste che in alcuni casi sono sfociate nella violenza. November 28 Studenti e operai uniti contro la crisiSi è svolto ieri, giovedì 27 novembre, un volantinaggio alla fabbrica Lovato di Gorle organizzato dal Movimento studentesco e dal sindacato FIOM -Cgil contro la crisi economica e le scelte del governo in materia di economia. Le prese per il culo del governo BerlusconiIl provvedimento anticrisi varato dal Consiglio dei ministri contiene misure insufficienti. Inadeguate a fronteggiare la grave crisi in corso. In particolare colpisce la totale assenza di politiche di sostegno economico o fiscale per gli operai del settore industriale che da nord a sud non passeranno di certo un buon Natale.Frontiere chiuse agli immigrati... una scelta tutta padanaIl ministro dell'interno Roberto Maroni ha dichiarato in parlamento di condividere l'idea lanciata dalla lega nord ,di chiudere per 2 anni le frontiere italiane agli immigrati. Se il decreto sulla sicurezza al vaglio del senato venisse approvato con l'emendamento proposto dalla lega,l'Italia sarebbe il primo a paese a prendere una misura cosi estremamente razzista!!! Maroni si giustifica dando la colpa alla crisi economica e con il fatto che bisogna pensare a ricollocare i lavoratori non italiani con permesso di soggiorno, che, a causa della crisi hanno perso il posto di lavoro .... Ma porca pupazza, dico io ..se è cosi che si fronteggia la crisi hanno poco da sperare i disperati elettori leghisti dai loro eroi padani . Risulta cosi difficile capire che finchè ci saranno guerre e povertà nel mondo ci saranno sempre persone cercheranno un posto migliore dove poter stare .. invece di fare le solite loro cagate razziste,farebbero meglio a pensare prima di sparare cagate a raffica …. Però Maroni non si ferma qui,e afferma che una decisione del genere era già stata presa nel 2004 quando la commissione europea decise di allargarsi da 15 a 25 paesi membri . Come al solito lui in vero stile leghista e fascista da una realtà dei fatti tutta sua,perché ,la realtà è un'altra; la sospensione,che soli pochi paesi hanno applicato,riguardava il libero movimento nello spazio europeo dei nuovi cittadini comunitari,che,per spostarsi da un paese all'altro dovevano richiedere un permesso di lavoro come prima.(che cmq io non condivido ma è solo una mia opinione) L'Italia invece chiuderebbe le frontiere per 2 anni!!!!! Un grande salto di qualità non c’è che dire … in stile padano …. Come frenare i flussi migratori??? Diciamo basta alle migliaia di conflitti che da anni pervadono l’africa ,diciamo basta con lo sfruttamento consapevole di questi paesi da parte di multinazionali occidentali che rovinano tutto l’ecosistema di questi territori bellissimi …. e ricchissimi di materie prime dei quali profitti ne traggono vantaggio solo pochissime persone .. Di certo un ragazzo senegalese(per fare un esempio) se ne guarderebbe bene di attraversare il mare e rischiare la pelle e di finire nelle mani di trafficanti senza scrupoli se sapesse che forse anche nel suo paese potrebbe avere un futuro……
Se poi tra di loro ci sono anche dei criminali (il che nessuno lo esclude) è ovvio che siano attirati a venire da noi ,poiché il nostro ormai è il paese del bengodi..dove tutti possono fare tutto e nessuno è punito….
November 23 Gli studenti non ci stanno e si ribellano!!!Una quarantina di studenti ha fatto irruzione in una delle sale del Torino Film Festival, per protestare per il crollo del liceo di Rivoli.
Gli studenti sono arrivati dopo un'assemblea a Palazzo Nuovo (sede delle facolta' umanistiche dell'universita'), nel corso della quale hanno affermato che non si puo' parlare di fatalita', perche' non si puo' tagliare a man bassa sulla scuola e poi dire che queste cose succedono per caso.
Gli studenti hanno interrotto la proiezione di un film.
Bravi ragazzi... finalmente qualcuno ha il coraggio di incazzarsi, contro chi da anni sta tagliando a più non posso sulla scuola pubblica e su tutto quello che di pubblico rimane. Finalmente qualcuno ha il coraggio di dire quello che va detto !!!!
E' davvero intollerabile il livello a cui siamo giunti ,ora come non mai servono risposte immediate e ognuno si deve prendere le sue responsabilità una volta per tutte!!
Conferenza sulla crisi finanziaria al C.S.A. Barattolo di PaviaIl 20 novembre si è svolta apresso il C.S.A. Barattolo di Pavia, una conferenza sulla crisi finanziaria in cui sono intervenuti come relatori
Stefano Lucarelli (ricercatore di economia presso l 'università di Bergamo) e Andrea Di Stefano (direttore della rivista valori). L'intervento di Lucarelli, partendo dalla definizione del processo di "finanziarizzazione" dell'economia, ha spiegato la logica che ha guidato l'evoluzione dei mercati finanziari a partire dalla fine degli anni settanta, contraddistinti dalla crisi del fordismo. Analizzando il legame che si è venuto a creare tra economia reale e finanza (oggi vero motore del processo di accumulazione) Lucarelli ha sottolineato come l'attuale crisi rappresenti l'esito fisiologico di questo processo. L'intervento di Di Stefano ha fornito una ricostruzione di come la crisi sia nata e si sia diffusa: il ricorso crescente all'indebitamento da parte soprattutto delle famiglie statunitensi, necessario per sostenere il consumo (e quindi la crescita economica), in un contesto in cui i salari si comprimono sempre più, ha "drogato" la crescita statunitense degli ultimi 2 decenni ponendo le basi della crisi. Di Stefano ha poi analizzato le conseguenze sottolineando la necessità, al fine di superare la crisi, di operare una profonda redistribuzione della ricchezza dai profitti ai salari. Dopo gli interventi dei relatori si è lasciato spazio alle riflessioni e alle domande dei partecipanti. Al seguente link trovate la registrazione della conferenza
November 22 Si ferma ancora la Fiat di Termini ImereseLa Fiat di Termini Imerese si ferma nuovamente nell’unica settimana d’intervallo tra le 6 settimane di cassa integrazione già programmate dall’azienda. Il motivo del blocco è la protesta dei dipendenti di un’azienda dell’indotto, la Ergom. Sotto l'albero dei lavoratori della sicilia ci sono 5 mila posti a rischioI licenziamenti che il segretario nazionale della Cgil Guglielmo Epifani aveva annunciato in Italia, a Palermo sembrano diventare purtroppo realtà. Sono oltre 5 mila i posti di lavoro a rischio nei prossimi giorni, tra precari che hanno contratti in scadenza e dipendenti in cassa integrazione in aziende che difficilmente continueranno l´attività nel 2009.
La situazione si commenta da se!!! November 15 MORIRE DI AMIANTO IL CASO DELLA FIBRONIT DI BRONIQuesta è la storia di una piccola cittadina,Broni, una cittadina bella e ridente ai piedi delle colline dell’Oltrepo Pavese orientale.
Broni, con la sua maledetta fabbrica della morte, la ex Fibronit. Appunto la Fibronit, una fabbrica dove si lavorava l’amianto, come si suol dire, allo stato brado, dove gli operai lo trattavano manualmente, senza mai essere stati avvisati dalla pericolosità delle sue fibre. Una fabbrica che per quasi cinquant’anni ha potuto contare di connivenze, di silenzi, di controlli pre-confezionati. Oggi si parla duramente delle morti bianche sul posto di lavoro, con frasi del tipo: «Non si può morire nel 2008 perchè si ha bisogno di lavorare». Accadimenti mortali quasi giornalieri, dovuti anche qui ai mancati controlli, al troppo permissivismo, fino a chiudere entrambi gli occhi. Nella Fibronit di Broni le morti invece sono state programmate nel tempo. Che l’amianto fosse un materiale cancerogeno lo sapevano in America come in altre parti del mondo già all’inizio degli anni ’30-’40. In Italia l’allarme non è mai scattato, c’era chi sapeva ma per il maledetto quieto vivere tutto italiano , i controlli si sono volutamente e colpevolmente dilungati nel tempo. Basti pensare che il primo caso di mesotelioma, un tumore che colpisce i polmoni, è stato certificato alla fine degli anni ’70 a Pavia. Troppo tardi! Non solo, all’interno della fabbrica si è continuata la lavorazione come se nulla fosse mai accaduto. La fabbrica della morte ha chiuso i cancelli nel 1992, quando l’amianto è stato dichiarato fuori legge e bandito dalle lavorazioni e riconosciuto come materiale altamente cancerogeno. Troppo tardi! Nel frattempo numerose famiglie bronesi hanno contato gli accadimenti luttuosi al loro interno. Intere famiglie decimate: padre - madre - figlio, padre - madre, marito e moglie, fratelli e sorelle, parenti ed amici. Anche le persone che abitavano nelle vicinanze della fabbrica sono decedute negli ultimi anni per aspetti correlati a patologie provocate da esposizioni pregresse all'amianto.D'altro canto che ci siano correlazioni fra i decessi e l'amianto nella zona bronese non ci sono dubbi; il tasso di mortalità per mesotelioma pleurico(tumore ai polmoni per intenderci) è per il territorio di Broni del 13,2% ; il più alto di tutta la Lombardia!!!!!! Allo stato attuale delle cose sono quasi mille le persone che aspettano una risposta da parte della procura di Voghera che si giustifica dicendo che tra le ragioni dei ritardi nelle indagini ,c'è il dato terribile,delle continue segnalazioni di denunce ed esposti su decessi correlati a patologie da esposizioni pregresse all'amianto. Gli "esperti " di medicina preventiva dell'università di Pavia dicono inoltre che il picco di morti potrebbe arrivare nel 2010 ,considerando la latenza della malattia che è mediamente di 15 anni. Allo stesso tempo dicono che non è possibile che le fibre d'amianto trasportate da correnti d'aria costanti ,possano contaminare o far ammalare altre persone ,perchè in ogni caso le fibre sarebbero troppo diluite nell'ambiente per rappresentare un pericolo.. Ecco mi piacerebbe capire cosa vuol dire troppo diluite??? Mi viene il sospetto,che, adesso che si sono accorti che un paese intero sta morendo ,qualcuno cerca di minimizzare i pericoli!!!!! La cosa che più mi fa ribrezzo è che in tutti questi anni non c'è mai stata una levata di scudi totale, una solidarietà a queste famiglie concreta nel suo modo di procedere per certificare la verità, le responsabilità, le colpe. Addirittura nel 1995, l’allora proprietà della Fibronit ha avuto il coraggio di chiedere all’Amministrazione comunale di Broni il cambio di destinazione d’uso dell’area: da industriale a commerciale per costruirvi un mega centro commerciale di ben 50.000 metri quadrati. Roba da brividi, gente senza cuore, multinazionali votate solo all’immediato tornaconto finanziario. Ma vigliacca miseria dico io, se in tutto questo lunghissimo periodo ci sia stata, da parte delle autorità preposte, una presa di posizione energica, un volere condannare le colpe che pur ci sono state, il rendere giustizia a queste famiglie, che ancora oggi, con le lacrime agli occhi, la chiedono e si sentono abbandonate. Io mi chiedo: «Possibile che a nessuno freghi nulla di tutte queste famiglie e ai lavoratori? Possibile che a nessuno importi di far rispettare giustizia e legalità? Possibile che ai giorni nostri c’è da bonificare quella maledetta area e le Istituzioni pubbliche usano il metodo dello scarica barile sulle competenze, sulla progettualità, sulla modulistica, sugli accordi-programma?». La politica che se ne frega di queste improcrastinabili situazioni ambientali e non le risolve velocemente, è una politica che può benissimo andarsene a fare in culo!!! E dietro a questa politica purtroppo ci stanno i politici. I fondi per loro se li trovano, sveltiscono le procedure; tanto è vero che il costo della politica e dei politici continua a crescere in dismisura. Continua a crescere lo sperpero di denaro pubblico(nostro denaro) da parte dei partiti (tutti) per i loro congressi, viaggi, prebende, aumenti di stipendio, aerei gratis, treni gratis, autostrade gratis, acquisto di autovetture personale con uno sconto statale del 20-25%, sconto perfino dei biglietti per entrare nei campi di calcio, nelle sale cinematografiche, auto blu, e non ci sono i fondi per la bonifica dell’ex area-Fibronit e per risarcire chi a causa di questa fabbrica a perso prematuramente i suoi famigliari. SE questa è la democrazia e la politica che dicono loro , la vedo più come una pistola puntata alla tempia dei cittadini ,che come mezzo per rendere migliore la loro vita!!!!!! Vergogna! Vergogna! Vergogna!! Per maggiori chiarimenti vi consiglio la visione di questi filmati http://laprovinciapavese.repubblica.it/multimedia/home/1791540 A tutti i famigliari delle vittime va il mio più profondo sostegno e cordoglio . November 13 Non scioperiamo con chi mistifica la volontà degli operaiNel gruppo FIAT si è svolto un referendum in merito alla piattaforma per il rinnovo del contratto aziendale proposta da FIM, FIOM, UILM e FISMIC.
SLAI COBAS November 12 Oltre 400 operai in corteo per difendere il lavoro!!!Oggi è stata un’altra giornata di fuoco a causa della gravissima crisi occupazionale in cui versa la provincia di Massa Carrara. A partire dalle 10 di questa mattina a Carrara, hanno sfilato circa 400 operai dei Nuovi Cantieri Apuania di Marina di Carrara e dell'azienda metalmeccanica Eaton di Massa. I primi protestavano contro il rischio di privatizzazione dei cantieri, che trasformerebbe la produttività da navalmeccanica a nautica da diporto, con la conseguente perdita di centinaia di posti di lavoro (ad oggi 600 compreso l'indotto). Gli operai della Eaton, invece, manifestavano contro la chiusura dell'azienda: di fronte a loro, per il momento, solo la prospettiva di un mese di mobilità (a partire dal prossimo 23 dicembre) e la cassa integrazione straordinaria, con lo smantellamento dell'impianto massese nel più breve tempo possibile. Il corteo ha sfilato lungo il viale XX Settembre da Marina di Carrara fino alla rotatoria di Turigliano ad Avenza, dove i lavoratori hanno occupato per un quarto d'ora la strada impedendo la circolazione del traffico. I dipendenti di Nca e Eaton hanno manifestato assieme per evidenziare che la situazione occupazionale della provincia è a una punto drammatico: sono 1.500 i posti complessivamente a rischio. Se una prospettiva del genere dovesse concretizzarsi, i contraccolpi su tutta l'economia del territorio sarebbero disastrosi". In particolare, i lavoratori dei Cantieri hanno chiesto di incontrare al più presto il presidente della Regione Toscana Claudio Martini: "Ci sentiamo abbandonati,ha detto un rappresentante sindacale. Aspettiamo di poter ottenere un tavolo istituzionale a Roma per parlare della nostra situazione con il Governo, ma nessuno sembra preoccuparsi e darsi da fare per noi. Speriamo di vedere Martini il prossimo 14 novembre, durante un incontro fissato nella sede provinciale. Oggi siamo qui anche per questo". Che tristezza, e pensare che il nostro presidente del consiglio continua ostinatamente a dire che tutto va bene e che tutto è sotto controllo ,forse a casa sua !!!!Cmq è altrettanto scandaloso che per attirare l’attenzione del presidente regionale si debba bloccare il traffico di un’intera città!!! Il centro sinistra che qui è molto forte ,di certo poteva intervenire prima e magari evitare il peggio,ma come al solito ci sono di mezzo i soldi e quindi “la politica del si può fare” va fare in culo assieme a tutti quei poveri cristi che passeranno un Natale non certo bello….. A tutti i lavoratori di Massa e di Carrara va tutta la mia solidarietà e la mia stima per aver capito che solo l'unione fa la forza !!
Milano studenti chiedono treni per andare a Roma a manifestareSe proveranno a fermare l'onda saranno travolti": recitavano questo slogan gli striscioni appesi stamani in stazione centrale in occasione dell'assemblea dei collettivi per organizzare la partenza di giovedì per la manifestazione a Roma venerdì.
200 ragazzi hanno occupato lo spazio davanti alla scalinata della stazionee hanno tenuto un'assemblea in cui chiedevano una prezzo politico per le loro tasche "precarie" per raggiungere la capitale in treno. E' stato anche chiesto un treno speciale. E minacciano blocchi se non potranno partire, come recita un altro striscione
"Se bloccheremo i binari per conquistarci i treni i viaggiatori dovranno prendersela con il governo e con Trenitalia che tentano di impedire all'onda di manifestare" Appuntamento giovedì alle 15 (attenzione ai viaggiatori per eventuali disagi). Dopo l'assemblea i ragazzi hanno sfilato in un corteo improvvisato per le vie della zona passando a fianco del Pirellone fino a raggiungere la stazione di Porta Garibaldi (inutile dirlo, presidiatissima).
I manifestanti hanno incontrato una delegazione di Trenitalia che ha assicurato che riferirà le loro rischieste ai vertici. L'assemblea è stata sciolta subito dopo e tutti sono rientrati nelle facoltà per pianificare i prossimi movimenti.
Il caso vuole che ero proprio li alla stazione di Porta Garibaldi e avevo appena finito di pranzare e ovviamente ho subito chiesto a qualcuno dei ragazzi il motivo della loro protesta . Mi hanno spiegato che in effetti avevano incontrato un delegato di Trenitalia ma a quanto pare non aveva dato l'idea di essere molto daccrodo sulla loro richiesta....
Spero che la situazione si risolva nella migliore dei modi e che Trenitalia che solitamente mette a disposizione i suoi treni per i tifosi di calcio ,accontenti questi ragazzi che sicuramente (per quanto il calcio sia un bellissimo sport) chiedono un servizio speciale per un fine decisamente più importante!!! November 09 FERRERO (PRC), CARABINIERI CONTRO PANE A 1 EUROForze dell'ordine contro i banchetti di Rifondazione in cui si vende il pane a 1 euro al chilo. Lo denuncia Lo dice il segretario nazionale di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero: "A quanto pare il pane a 1 euro fa paura al governo. Infatti, mentre non realizza nessun intervento concreto per contrastare il caro vita, l'unica cosa in cui il governo e' davvero solerte e' nel sanzionare il Prc, che organizza i gruppi di acquisto popolare vendendo il pane a 1 euro". Ferrero aggiunge: "E' davvero scandaloso l'accanimento e il clamore con cui le forze dell'ordine sono intervenute presso i banchetti di distribuzione ai gruppi di acquisto popolari, forma di autorganizzazione diretta ad abbattere i prezzi, attraverso cui questa settimana il Prc e' arrivato a distribuire 10 tonnellate di pane, oltre ad altri generi di prima necessita'". Ferrero racconta: "A Potenza e Benevento i banchetti sono stati fatti oggetto di un'inutile quanto speciosa ispezione intimidatoria prima da parte della Guardia di finanza e poi dei Nas dei carabinieri".Gli inganni del mercato
Possiamo immaginare la profonda perplessità che a causa della crisi dei mercati mondiali si è abbattuta sugli ideologi del neoliberismo e dello Stato minimo e sui venditori delle illusioni del mercato. La caduta del Muro di Berlino nel 1989 e lo smantellamento dell’Unione sovietica provocò l’euforia del capitalismo. Reagan e la Thatcher, senza il con-trappeso socialista, approfittarono dell’occasione per radicare i «valori» del capitalismo, specialmente l’eccellenza del mercato che tutto avrebbe risolto. Per favorire ciò, iniziarono a screditare lo Stato come pessimo amministratore e a diffamare la politica come mondo della corruzione. Naturalmente c’erano e ancora ci sono problemi in queste istanze, ma non possiamo fare a meno dello Stato e della politica se non vogliamo retrocedere alla barbarie completa.
Hai investito il tuo Tfr? Notizie dalla crisi
1. In Italia, l'indice Mibtel della borsa di Milano è passato da quota 34.000 a 18.000 (dati del 7 ottobre) (- 47%). Chi ha investito 1000 euro del proprio Tfr nel giugno 2007, si trova ora in media a 530 euro. (Riceviamo e pubblichiamo) tratto da www.precaria.org
November 08 Gli studenti ci riprovano con gli operaiArticolo preso in prestito da la Stampa.
Abbiamo appena strappato un fondo sanitario integrativo. Io sono delegato sindacale: voglio leggere le carte, voglio capire, per poi spiegarlo per bene agli altri. Ma sono un operaio. Non ho studiato, ci vorrebbe un aiuto». Gianni Iannetti, 43 anni, delegato sindacale; il «consulente» si chiama Enrico e studia Medicina all’Università. Si parla di sanità. Gianni chiede; Enrico si prende un attimo e risponde. No, non sembra davvero il ’68, la lotta studentesca che si salda al movimento operaio in nome di un’ideologia. Questo gruppo che si raduna sotto la pioggia somiglia più all’incontro di grumi di malessere, dove il comune denominatore si porta appresso parole come crisi, recessione, tagli, incertezza. Studenti e operai si incrociano alle due di un pomeriggio scuro, porta venti di Mirafiori. Torino, Fiat Powertrain: gli operai del primo turno escono, dentro quelli del secondo. Li aspettano una ventina di universitari e un volantino. Prove tecniche di saldatura. Oggi si replica: alla controinaugurazione dell’anno accademico del Politecnico partecipano delegati sindacali, operai di aziende in crisi. Si parla del futuro dell’Università che arranca, e del presente di migliaia di lavoratori, che si chiama cassa integrazione, mobilità, aziende in crisi. «Non vogliamo pagare la loro crisi»: il titolo del volantino è una dichiarazione d’intenti. «Noi universitari non ci stiamo: non si può penalizzare l’istruzione in un momento così drammatico, là dove si dovrebbe invece investire in sapere e conoscenza», attacca Paola, studentessa a Scienze Politiche. Gianni Iannetti approva: «Nemmeno noi operai la vogliamo pagare. Arrivare alla fine del mese è sempre più dura, sono anni che sulle nostre spalle pesa il carovita». Non è il sodalizio degli «ultimi», ma poco ci manca. Certo è che studenti e operai si sentono così. E allora provano a compattarsi per superare insieme l’ostacolo. Funziona? Sì e no. Giuseppe Acciardi esce quasi di corsa. Afferra il volantino ma non si ferma. «Qui abbiamo tutti qualche problema: noi, questi ragazzi. Ma non li risolviamo mischiandoli. Ognuno fa storia a sé». Paola, studente, scuote la testa. «La precarietà sui luoghi di lavoro, le aziende in crisi, il precariato tra i giovani riguardano tutti. Oggi tocca voi, ma domani ci saremo noi al vostro posto. Ecco perché questa lotta è di tutti». Chi si ferma racconta di un movimento che sta lievitando. «In fabbrica si comincia a parlare di scuola, non succedeva da anni», dice Giovanni Aloisio. «Alcuni colleghi raccontano dei loro figli, delle occupazioni e di una preoccupazione che dai ragazzi è strisciata fino ai genitori». La scuola in fabbrica e la fabbrica a scuola. Il timore per un presente da lavoratori e da padri; l’ignoto che afferra i figli che un domani saranno lavoratori, ma oggi guardano impauriti la loro università, sperano che i genitori non perdano il lavoro e possano ancora pagare gli studi. Qui, a Mirafiori, padri e figli si ritrovano. Un patto tra generazioni. Non durerà un pomeriggio, giurano. Si comincia ora, si prosegue insieme. «È andata bene», dicono alla fine, quando il via vai ai cancelli s’interrompe. «Torneremo. Insieme», assicura l’operaio Gianni. Ma l’universitario Ivano non sembra convinto. «Non siamo riusciti a rompere il muro. Siamo ancora noi e voi, mondi distinti». Si vede che hanno paura di non essere capiti a fondo. Sentono, o temono, un’innata diffidenza. «Lavorano dalle sei del mattino, magari pensano che noi ci siamo svegliati a mezzogiorno per venire qui a distribuire un volantino», insiste Ivano. «Forse ci considerano privilegiati». Alla fine sono gli operai a guidare, e pilotare, la saldatura tra i due mondi. «La prossima volta ci sarà un manifesto comune. E al prossimo sciopero generale, a Roma o a Torino, andremo sotto le stesse insegne». Lesofferenze non finiscono mai per gli operai dell'ilva di TarantoUn amica del blog ha portato alla mia attenzione una notizia che a causa del marasma generale di questi giorni mi stava sfuggendo,la ringrazio. Accusata di causare gravi problemi di inquinamento, l’azienda “risponde” con tredici settimane di cassa integrazione a partire dal primo dicembre per più di 1000 operai, questo è stato l’annuncio dato il 30 ottobre scorso dal responsabile delle relazioni industriali dell’azienda durante un incontro con i sindacati. Il gruppo Riva, proprietario dello stabilimento, ha preso la decisione a causa della grave crisi che sta attraversando il settore, e che potrebbe lasciare invenduta la metà della produzione di tubi e coils.Già da alcune settimane era già stata concordata una turnazione di ferie forzata per 180 dipendenti, ma ora le Rsu hanno chiesto qualche giorno per esprimere un parere e si terranno alcuni incontri tra sindacati e proprietà. Gli operai che hanno fatto turni impossibili,quelli che sono morti e quelli che sono rimasti invalidi(secondo dati inail Dal 1993 ,data della privatizzazione dell’azienda, ad oggi, sono stati invece37 gli infortuni con esito mortale, l’ultimo, Antonio Alagni, appena una settimana fa. Nel dettaglio, gli infortuni all’Ilva sono stati 2101 nel 2005, 2043 nel 2004, 2080 nel 2003, 2045 nel 2002, 1836 nel 2001, 15002 nel 2000, 1358 nel 1999, 765 nel 1998, 654 nel 1997, 873 nel 1996, 1154 nel 1995, 1251 nel 1994, 1240 nel 1993, 1527 nel 1992, 1493 nel 1991, 1344 nel 1990) per creare premesse per risultati e profitti da guinness dei primati si sentono crollare il mondo addosso. Ma i padroni se ne infischiano dei sacrifici fatti dai loro dipendenti per far crescere l’ilva in questi ultimi anni e come sempre pensano solo a salvarsi le chiappe!!!! Sono anni che i dipendenti cercano un confronto diretto con il signor Riva,questo è impossibile,un po’ perché gran parte della rappresentanza sindacale taglia fuori i lavoratori e non li ascolta continua a compiacere i padroni e un po’ perché ai padroni stessi non va di doversi mettere di fronte a dei poveri e rozzi operai che però hanno il sacrosanto diritto di essere ascoltati e che a mio avviso hanno le idee molto ben chiare su cosa si potrebbe fare per evitare il peggio …. L’Ilva da parecchi anni è sotto i riflettori anche per la questione ambientale, per la diossina. l’inquinamento i dipendenti lo subiscono quotidianamente, perché ci lavorano!!!!!. Ma i posti di lavoro vanno salvaguardati. E se sono costretti a scegliere tra il portare a casa il pane e morire di fame non mi pare ci siano troppe possibilità di scelta!!! Ora io mi chiedo possibile che in tutti questi anni non ci sia stato un progetto che ad esempio prospettava di chiudere l’area delle lavorazioni a caldo,dando comunque opportunità di lavoro diverse anche fuori dall’Ilva o meglio rivedere gli impianti di scarico di modo da stare entro dei parametri di inquinamento accettabili? La risposta è semplice ogni qual volta qualche magistrato cercava di portare in Cassazione il disastro ambientale di Taranto qualche giorno prima i politici di questo territorio bloccavano tutto senza avere il consenso dei cittadini”. Questo può succedere solo nel nostro paese di merda!!!! Dove la nostra classe dirigente(che dirige solo i propri interessi)non riesce nemmeno a salvare la gente dall’inquinamento figuriamoci se riescono a salvarci dalla criminalità!!!!! Danno milioni e milioni di euro a banchieri corrotti che non producono un minchia e adesso vogliono farci pure pagare i casini che hanno fatto!! Ma per progetti seri e mirati al reale benessere della società e che producono ricchezza reale e benessere i soldi non ci sono mai!!!!!! Agli amici e ai compagni di Taranto va tutta la mia più grande stima e solidarietà e il mio invito a non mollare perché voi contate molto di più di quello che credete ,è necessario stare uniti e lottare senza paura assieme per creare un vero sindacato autonomo dei lavoratori non solo per il vostro futuro ma anche per quello dei vostri figli e per quello del vostro bellissimo paese che qualcuno vuole trasformare in una pattumiera!!!!!
November 02 Fabbriche in crisi, “il 2009 sarà durissimo”E’ crisi nera. Molte aziende italiane ricorrono in modo massiccio alla cassa integrazione. O, se sono troppo piccole, chiudono e basta e licenziano. La Cgil ha stimato 300 mila posti a rischio e ha lanciato l’allarme sulla possibile estinzione delle risorse pubbliche per finanziare la cassa integrazione. Il governo, però, non ascolta. E' stata ritirato, infatti, il provvedimento che aumentava risorse per la proroga della cassa integrazione straordinaria e degli altri ammortizzatori sociali in deroga. Il fondo - prevede il ddl Lavoro collegato alla Finanziaria approvato oggi dalla Camera - resta di 450 milioni e non aumenta a 600 milioni. Approvati invece due emendamenti dell'opposizione: anche le grandi imprese, che già per legge hanno la cassa integrazione, potranno usufruire delle risorse per la cassa in deroga (cigs). “Non è un buon segnale”. Così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, commenta il ritiro dell'emendamento che nel ddl Lavoro aumentava di 150 milioni i fondi per la cigs. Sottolinea il dirigente sindacale: “Quello della cigs è un problema che abbiamo posto con forza e che scoppierà nelle prossime settimane. Il governo ha motivato questa scelta dicendo che vuole fare di più e meglio, il tempo dirà se è effettivamente così”. |
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