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日志


11月15日

MORIRE DI AMIANTO IL CASO DELLA FIBRONIT DI BRONI

Questa è la storia di una piccola cittadina,Broni, una cittadina bella e ridente ai piedi delle colline dell’Oltrepo Pavese orientale.
Broni, con la sua maledetta fabbrica della morte, la ex Fibronit. Appunto la Fibronit, una fabbrica dove si lavorava l’amianto, come si suol dire, allo stato brado, dove gli operai lo trattavano manualmente, senza mai essere stati avvisati dalla pericolosità delle sue fibre. Una fabbrica che per quasi cinquant’anni ha potuto contare di connivenze, di silenzi, di controlli pre-confezionati.

Oggi si parla duramente delle morti bianche sul posto di lavoro, con frasi del tipo: «Non si può morire nel 2008 perchè si ha bisogno di lavorare». Accadimenti mortali quasi giornalieri, dovuti anche qui ai mancati controlli, al troppo permissivismo, fino a chiudere entrambi gli occhi.

Nella Fibronit di Broni le morti invece sono state programmate nel tempo. Che l’amianto fosse un materiale cancerogeno lo sapevano in America come in altre parti del mondo già all’inizio degli anni ’30-’40.
In Italia l’allarme non è mai scattato, c’era chi sapeva ma per il maledetto quieto vivere tutto italiano , i controlli si sono volutamente e colpevolmente dilungati nel tempo.
Basti pensare che il primo caso di mesotelioma, un tumore che colpisce i polmoni, è stato certificato alla fine degli anni ’70 a Pavia. Troppo tardi! Non solo, all’interno della fabbrica si è continuata la lavorazione come se nulla fosse mai accaduto.
La fabbrica della morte ha chiuso i cancelli nel 1992, quando l’amianto è stato dichiarato fuori legge e bandito dalle lavorazioni e riconosciuto come materiale altamente cancerogeno. Troppo tardi! Nel frattempo numerose famiglie bronesi hanno contato gli accadimenti luttuosi al loro interno. Intere famiglie decimate: padre - madre - figlio, padre - madre, marito e moglie, fratelli e sorelle, parenti ed amici.
Anche le persone che abitavano nelle vicinanze della fabbrica sono decedute negli ultimi anni per aspetti correlati a patologie provocate da esposizioni pregresse all'amianto.D'altro canto che ci siano correlazioni fra i decessi e l'amianto nella zona bronese non ci sono dubbi; il tasso di mortalità per mesotelioma pleurico(tumore ai polmoni per intenderci) è per il territorio di Broni del 13,2% ; il più alto di tutta la Lombardia!!!!!!

Allo stato attuale delle cose sono quasi mille le persone che aspettano una risposta da parte della procura di Voghera che si giustifica dicendo che tra le ragioni dei ritardi nelle indagini ,c'è il dato terribile,delle continue segnalazioni di denunce ed esposti su decessi correlati a patologie da esposizioni pregresse all'amianto.

Gli "esperti " di medicina preventiva dell'università di Pavia dicono inoltre che il picco di morti potrebbe arrivare nel 2010 ,considerando la latenza della malattia che è mediamente di 15 anni.
Allo stesso tempo dicono che non è possibile che le fibre d'amianto trasportate da correnti d'aria costanti ,possano contaminare o far ammalare altre persone ,perchè in ogni caso le fibre sarebbero troppo diluite nell'ambiente per rappresentare un pericolo..
Ecco mi piacerebbe capire cosa vuol dire troppo diluite??? Mi viene il sospetto,che, adesso che si sono accorti che un paese intero sta morendo ,qualcuno cerca di minimizzare i pericoli!!!!!

La cosa che più mi fa ribrezzo è che in tutti questi anni non c'è mai stata una levata di scudi totale, una solidarietà a queste famiglie concreta nel suo modo di procedere per certificare la verità, le responsabilità, le colpe.

Addirittura nel 1995, l’allora proprietà della Fibronit ha avuto il coraggio di chiedere all’Amministrazione comunale di Broni il cambio di destinazione d’uso dell’area: da industriale a commerciale per costruirvi un mega centro commerciale di ben 50.000 metri quadrati. Roba da brividi, gente senza cuore, multinazionali votate solo all’immediato tornaconto finanziario.

Ma vigliacca miseria dico io, se in tutto questo lunghissimo periodo ci sia stata, da parte delle autorità preposte, una presa di posizione energica, un volere condannare le colpe che pur ci sono state, il rendere giustizia a queste famiglie, che ancora oggi, con le lacrime agli occhi, la chiedono e si sentono abbandonate.
Io mi chiedo: «Possibile che a nessuno freghi nulla di tutte queste famiglie e ai lavoratori? Possibile che a nessuno importi di far rispettare giustizia e legalità? Possibile che ai giorni nostri c’è da bonificare quella maledetta area e le Istituzioni pubbliche usano il metodo dello scarica barile sulle competenze, sulla progettualità, sulla modulistica, sugli accordi-programma?». La politica che se ne frega di queste improcrastinabili situazioni ambientali e non le risolve velocemente, è una politica che può benissimo andarsene a fare in culo!!!
E dietro a questa politica purtroppo ci stanno i politici. I fondi per loro se li trovano, sveltiscono le procedure; tanto è vero che il costo della politica e dei politici continua a crescere in dismisura.

Continua a crescere lo sperpero di denaro pubblico(nostro denaro) da parte dei partiti (tutti) per i loro congressi, viaggi, prebende, aumenti di stipendio, aerei gratis, treni gratis, autostrade gratis, acquisto di autovetture personale con uno sconto statale del 20-25%, sconto perfino dei biglietti per entrare nei campi di calcio, nelle sale cinematografiche, auto blu, e non ci sono i fondi per la bonifica dell’ex area-Fibronit e per risarcire chi a causa di questa fabbrica a perso prematuramente i suoi famigliari.
SE questa è la democrazia e la politica che dicono loro , la vedo più come una pistola puntata alla tempia dei cittadini ,che come mezzo per rendere migliore la loro vita!!!!!!
Vergogna! Vergogna! Vergogna!!

Per maggiori chiarimenti vi consiglio la visione di questi filmati http://laprovinciapavese.repubblica.it/multimedia/home/1791540

A tutti i famigliari delle vittime va il mio più profondo sostegno e cordoglio .
 
 
 
10月5日

Le morti sul lavoro non sono una Fatalità

Le morti sul lavoro non sono fatalità

Tutto ciò che si fa per le morti sul lavoro è pochissimo, è niente. E’ vero. E si ha la sensazione che non ci sia rimedio.
Le morti sul lavoro agli occhi di molti appaiono come le morti sulla strada,cioè casuali e fatali. Inevitabili. La casualità generica induce alla percezione e alla sintesi generica. E intanto una quota, ignota, delle morti sulla strada appartiene al novero delle morti, se non sul lavoro, per il lavoro. E mi sembra persino inutile spiegare.
 Si può ammettere che se milioni di persone transitano sulle strade a tutte le ore, in tutte le condizioni climatiche, con tutta la gamma dei mezzi possibili e tutta la varietà delle condizioni di manutenzione, una parte incontri per sua sfortuna il caso nefasto. Tuttavia la frequenza statistica con cui lo si incontra è però modificabile con tanti accorgimenti: maggiore sicurezza dei mezzi, rispetto delle norme di circolazione, guida in condizioni non alterate da alcool o stupefacenti, eccetera. Una previsione statistica non ha in sé nulla di fatale: la si può modificare con l’applicazione dei mezzi opportuni. Ma lasciamo pure che una quota di morti sulla strada sia inevitabile sempre e comunque.
Attribuire alle morti sul lavoro la stessa inevitabilità deve essere invece inaccettabile. Anche lasciando al caso la sua libertà incontrollabile, le condizioni di lavoro sono ben più prevedibili. Il rischio vi è molto più definibile e individuabile. O almeno dovrebbe. L’applicazione dell’ingegno, l’osservazione minuziosa delle precauzioni, la formazione professionale adeguata, lo studio dei tempi, la verifica preliminare delle condizioni: tutto potrebbe aiutare a ridurre il rischio e a confinarlo davvero all’azione del caso.
Ciò che vediamo appare invece come il prodotto della necessità. Lavorare uccide. Lavori, dunque puoi morire. E in certi casi: lavori, dunque devi morire.
Poi può arrivare la retorica (esercitata da chi non muore) sulle vite spezzate di chi se ne va e le vite orfane di chi resta. Lamentazioni che sanno di esorcismo non per annichilire il fato inevitabile ma per attenuare il dolore di chi soffre.
Eppure tutti sanno, tutti sappiamo perché le morti sul lavoro non diminuiscono, aumentano, si ripetono con la regolarità dei fenomeni atmosferici. Perché la vita di chi svolge lavori a rischio vale molto poco. E la sua salvaguardia conta meno della velocità d’esecuzione dei lavori. E la stanchezza non è misurata con il metro della resistenza umana ma con i tempi medi di produzione. E il costo delle misure di sicurezza è eccessivo per l’economia della produzione. E la sorveglianza pubblica sulla fisiologia delle imprese è ridotta ai minimi termini.
Si spendono miliardi per incoraggiare il consumo, ma non si trovano fondi per prevenire gli incidenti sul lavoro. Sono fatali. Devono accadere. Accadono.
Si trovano capitali per le aziende in crisi, ma solo poche lire vanno ai risarcimenti per le morti sul lavoro. E capita che i morti possano essere rimproverati di non aver attivato in tempo un’assicurazione (privata).
La sacralità della vita, che sentiamo invocare in qualche angolo d’ospedale dove un corpo immobile da anni non può più neanche immaginare il sollievo di una fine misericordiosa, nel mondo del lavoro normale, faticoso, poco pagato, non esiste.

10月3日

La strage di lavoratori non si ferma

 Mentre Confindustria chiede di applicare leggi che sei mesi fa avversava deregolarizando ancora di più il mondo del lavoro dipendente,vincolandolo sempre più alla produttività.
Nella giornata di ieri si è compiuta l’ennesima strage sul lavoro. Sei morti, di cui tre in un cantiere autostradale a Barberino nel Mugello, lungo l’A1. Tre operai, due calabresi di 26 e 49 anni e un napoletano di 45, sono precipitati da una piattaforma aerea all’interno di un cantiere per la costruzione della Variante di Valico, mentre operavano su alcuni piloni a 40 metri di altezza. Un quarto operaio si è salvato solo perché si trovava in un’altra parte della struttura, che non ha avuto cedimenti.

 Sappiamo che il cantiere era stato appaltato alla ditta Toto (che contribuisce anche alla gestione delle due autostrade A24 e A25) e che la piattaforma sopraelevata era agganciata a un nuovo pilone in costruzione, il primo dei sei che dovranno attraversare un viadotto.

Tragica ironia della sorte, proprio ieri a Bologna era stato firmato un accordo per incentivare la sicurezza sul lavoro nei lotti della variante di valico della A1, per iniziativa della Provincia di Bologna insieme ad Autostrade per l’Italia, alle società esecutrici dei lavori, ai sindacati e all’Inail.

Mentre a Barberino si contavano le vittime, è arrivata la notizia della morte di un altro operaio sempre in Toscana, a Sesto Fiorentino: deceduto sul colpo dopo essere stato colpito da un carrello con il quale stava svolgendo interventi di manutenzione della linea aerea ferroviaria.

Poche ore prima, a Genova, moriva un altro lavoratore, caduto in un pozzo per l’estrazione di biogas nella discarica di Scarpino. La quinta vittima è un operaio che stava operando all’interno di un capannone nella zona industriale di Torgiano, in provincia di Perugia: travolto da un carro-ponte, è morto sul colpo per via dell’impatto con il mezzo, utilizzato solitamente per spostare grandi carichi.

Il mondo della politica e delle associazioni datoriali ha reagito in modo difforme all’ennesima strage sul lavoro. Al silenzio del governo si è contrapposta la preoccupazione di Antonio Boccuzzi, deputato del Partito democratico e unico sopravvissuto alla tragedia avvenuta alla Thyssenkrupp di Torino il 7 dicembre 2007: “Questo ennesimo incidente – ha affermato – dimostra ancora una volta l’assoluta gravità di questo problema e che nessuno può permettersi di sottovalutarlo”. La presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, si è invece soffermata “sulla grandissima tragedia per il Paese ogni volta che si parla della morte di un lavoratore. Le leggi ci sono – ha affermato – ma bisogna lavorare molto e noi abbiamo un grande impegno come Confindustria per informare e formare imprenditori e lavoratori ad una grandissima attenzione alla sicurezza”.

Le ha fatto eco Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del Pdci, presidente della Commissione Lavoro della Camera nella scorsa legislatura: “Fa specie – ha attaccato – che la massima dirigente del mondo delle imprese si compiaccia delle leggi approvate dal Parlamento contro gli infortuni, dal momento che Confindustria avversò sei mesi fa il nuovo Testo Unico, lamentandosi dei suoi aspetti sanzionatori, lavorando quotidianamente per non applicarlo e ricevendo il plauso dell’attuale ministro del Lavoro Sacconi”.

La signora Emma Marcegaglia dovrebbe solo tacere,almeno per rispetto alle persone che di lavoro muoino e come recitava una famosa canzone di De Andrè posso dire :<<per quanto vuoi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti>>.

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9月3日

In ricordo dei ferrovieri di catania

Voglio  ricordare  le ultime due vittime del lavoro che si sono registrate lunedi 1 settembre  nella stazione ferroviaria di Motta S. Anastasia, nel catanese, dove il treno regionale 382 Palermo-Catania ha travolto, uccidendoli, due operai di Rfi impegnati in lavori di manutenzione sui binari.

 Le vittime, Fortunato Calabrese, 58 anni, e Giuseppe Virgillito, di 35, che facevano parte di una squadra di 5 tecnici, stavano utilizzando un martello pneumatico e il forte rumore gli avrebbe impedito di sentire l'arrivo del treno che li ha colpiti in pieno.

In un primo momento fonti investigative avevano riferito che i due operai indossavano delle cuffie antirumore, ma accertamenti successivi disposti dalla Procura etnea, hanno smentito questa prima ipotesi.

I lavori erano in corso di esecuzione a 'linea aperta' e il treno, partito da Palermo con destinazione Catania, non doveva fermarsi in quella stazione, ma soltanto rallentare. Come avrebbe fatto. Ma il macchinista avrebbe visto soltanto all'ultimo momento i due operai sui binari, che erano a 200 metri dal 'cantiere': avrebbe avviato il fischio di segnalazione più volte e frenato bruscamente. Ma inutilmente, perché l'impatto è stato inevitabile, e i due operai sono morti sul colpo. Calabrese sarebbe andato in pensione tra meno di sei mesi mentre Giuseppe Virgillito si sarebbe dovuto sposare e aveva già organizzato il suo matrimonio. Il macchinista è stato colto da malore ed è stato trasferito in un ospedale per essere medicato.

Sul posto si sono recati agenti della polizia ferroviaria del capoluogo etneo e carabinieri della compagnia di Paternò per le indagini. La Procura della Repubblica di Catania ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di omicidio colposo plurimo: "Il nostro primo obiettivo - ha spiegato il procuratore aggiunto Vincenzo Serpotta - sarà ricostruire la dinamica dell'accaduto e accertare eventuali responsabilità nel caso  in cui la tragedia poteva essere evitata".

Un'inchiesta interna è stata avviata anche da Ferrovie dello Stato e da Rfi che hanno espresso anche "condoglianze ai familiari delle due vittime". Accertamenti sono stati disposti anche dal ministro ai Trasporti, Altero Matteoli, auspicando che "in tempi rapidi si arrivi ad accertare modalità dell'incidente, alle cause che lo hanno determinato, individuando eventuali responsabilità"

Per la Cgil "l'incidente è frutto dei tagli continui sulla sicurezza" e la "tragedia poteva essere evitata se non fosse mancata la figura di norma preposta al controllo dei transiti di treni durante le manutenzioni". Il presidente del Senato, Renato Schifani, ha affermato di "avere appreso con immenso dolore" della tragedia e ha osservato come "il ripetersi di questi drammatici eventi risulta davvero inaccettabile". Il
presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro, ha parlato di "un'emergenza prioritaria che va affrontata e risolta". Il governatore siciliano, Raffaele Lombardo, ha evidenziato il "dovere di continuare lungo la strada intrapresa dopo la tragedia di Mineo". Per l'ex ministro del Prc, Paolo Ferrero, "la morte dei due lavoratori è una vergogna nazionale", mentre il suo ex collega del Pd, Cesare Damiano, ha rilevato la "necessità di tenere alta la guardia sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro".

Insomma solito teatrino di gente che fa finta di commuoversi attraverso le solite parole pacate , l’unico ad alzare i toni della polemica è il presidente Ferrero .

Perché proprio in una regione del sud dove milioni di persone cercano disperatamente un lavoro  non si vuole assumere personale in nome del profitto, causando cosi la morte di due persone,aggiungendo sofferenze alle sofferenze..

 Porgo il mio più vivo cordoglio alle famiglie dei lavoratori caduti sul lavoro .