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日志


9月28日

Droga allarme sociale

 Si drogano per abbattere la fatica. E aumentare la produttività. Tirano cocaina e ingrossano lo stipendio. Si sentono indistruttibili. Sgobbano anche quindici ore di fila in cantiere. Dall´alba fino a sera. Da lunedì a venerdì. Poi, il fine settimana, si devastano nei locali. Ancora polvere bianca, e alcool. Stavolta per sballare. E così l´orologio gira alla rovescia: in giro la notte, a letto, sfatti, di giorno. È il doping dei nuovi muratori. Una generazione avvelenata cresciuta nel Nord onnivoro e opulento, dove il cemento non dà solo da vivere.

È anche un´occasione di riscatto sociale. Cotto e mangiato il sabato sera nei privé delle discoteche del Garda. Uno su cinque, dicono fonti attendibili di medicina del lavoro, ne fa uso. Almeno tra i giovani. Sono manovali dipendenti, ma soprattutto cottimisti: più lavorano, più guadagnano. Tremila, quattromila euro il mese. Abbastanza per pagare le rate della Mercedes. Comprano la "neve" a 30 euro a dose dai marocchini, 20 se sei cliente fisso. La scorta la fanno il sabato notte, così sono a posto per tutta la settimana. Si alzano dal letto e se la sparano dopo il caffè. Prima di andare in uno dei 15 mila cantieri che si aprono ogni anno nel Bresciano.

 «Questi nuovi drogati sono il frutto avvelenato della deregulation dell´edilizia - dice Ettore Brunelli, medico del lavoro, assessore verde alla Mobilità di Brescia  . <<La nostra è un´economia dopata che genera doping. Basta farsi un giro nei paesotti della bassa bresciana. Guardare i macchinoni. E sopra questi ragazzi muscolosi con gli occhi schizzati di fuori. Le stesse facce le vedi all´alba sui furgoncini. Sembrano indemoniati, sembra che vadano in guerra. E invece vanno a costruire case>>.

Cose che succedono nel quadrilatero del mattone e della coca. Bergamo, Brescia, Verona, Milano. Duecentomila muratori tra regolari e "in nero". Centoventimila imprese censite. Più le altre, quelle fantasma che servono a riciclare il denaro della malavita siciliana e calabrese. A spremere come limoni gli schiavi apprendisti venuti dal Sud e dall´Est del mondo. Sono sempre sopra le righe questi operai dopati. È come se le loro braccia andassero a batteria. Invece vanno a coca. Movimenti in automatico, accelerati. Energia a getto continuo. Incomprensibile agli occhi dei padri delle costruzioni, i loro nonni, gente tosta venuta su a capriolo, polenta e cemento. Al massimo alzava un po´ il gomito la vecchia guardia del calcestruzzo, ché «un bicchiere di vino non ha mai ucciso nessuno». Calavano dai crinali della Valle Camonica. Prima di loro vedevi arrivare le mani; dei nipoti, invece, noti soprattutto l´innaturale sopportazione della fatica. La tempra artificiale.

Il settore è completamente destrutturato. Si lavora con ritmi pazzeschi. C´è un cottimismo sfrenato e così, per essere sempre pronti e in forza, i nuovi muratori usano gli stupefacenti. Una volta la piaga del settore era l´alcolismo. Ma quello fiaccava il corpo. La coca invece ti fa sentire potente. In grado di sopportare orari di lavoro massacranti. E anche di produrre danni irreversibili.  Ma non bisogna stupirsi. Sono la naturale conseguenza di un territorio malato com´è quello del Nord. Le imprese coi loro profitti gonfiano le banche, e dietro ci sono fenomeni inquietanti come questo.

 Quando i cottimisti che costruirono il terzo anello dello stadio di San Siro. I Mondiali di Italia '90 erano alle porte. Il giorno della paga i poliziotti fecero irruzione allo stadio. Circondarono gli operai mentre venivano saldati dai caporali. Nella buste del salario, assieme ai soldi, trovarono decine di dosi di cocaina e eroina. «Di quella storia non si è più saputo nulla . Ma di certo segnò una pagina oscura di questo settore». Sono passati ormai parecchi anni. È come se il Nord avesse fatto di colpo un passo nell´800. Allora erano i governi che pianificavano la distribuzione della cocaina ai soldati e agli operai delle fabbriche per aumentare la produzione. Oggi sono i padroncini che si fanno di roba. Autonomamente. Per girare con il portafogli gonfio. Ma è anche un problema di identità. La coca per i muratori è una forma di partecipazione sociale. Come dire: ci sono anch’io.

Nel cantiere dei muratori drogati ognuno lavora per tre. La mente si spegne come un grande interruttore. Si sentono solo i rumori dei macchinari. L´abbaio assillante del martello pneumatico. Gli affondi della ruspa che rovista nel fango. Loro, gli operai, farebbero a meno anche del panino. Dicono che della "schisceta" non ce ne sarebbe nemmeno bisogno. Hanno occhi sbarrati o mobilissimi. Le parole che s´infrangono una addosso all´altra. Un dialetto torrenziale balbettato in fretta. «Mica perdiamo tempo noi», dice in bresciano stretto toccandosi i bicipiti tatuati un uomo sulla trentina che si chiama Leo mentre impasta la malta in un cantiere di Castenedolo. Chiedergli della droga sul lavoro è un boomerang: «Queste cazzate tenetele per voi che è meglio».

I suoi colleghi di mattone li puoi incrociare la mattina all´alba. Sulle strade provinciali che tagliano le campagne di Orzi nuovi e di Chiari, che seguono il corso del fiume Mella indicando la via del lavoro alle utilitarie e ai Transit con su la manovalanza. Oppure nell´immensa cintura di Milano coi suoi 55 mila operai, quasi tutti pendolari bergamaschi. Molti incidenti sul lavoro, o per strada, oggi coinvolgono muratori che hanno assunto stupefacenti. Fanno in una giornata quello che uno farebbe in due giorni. Magari lo fanno male, ma lo fanno. E se sopra di loro non hanno capi, se sono lavoratori autonomi, fanno quello che vogliono. Non devono rispondere a nessuno». Nemmeno al loro corpo.

Sono convinto che non tutti i muratori siano cosi ma la realtà che si presenta è questa e forse è anche una delle cause della deriva del nostro paese. Questa testimonianza mi è stata data da un compagno e amico che viene dal Bergamasco e lavora nell’edilizia.

Io da operaio posso dire che la situazione nelle fabbriche non si discosta di molto da quella dei cantieri,siamo di fronte ad un allarme sociale quello della droga che si è radicato nelle persone e soprattutto tra giovani e adolescenti che considerano il farsi di coca o di altre porcherie quasi una normalità  e rischi di essere ghettizzato se anche tu non lo fai!!!!!

 Io so di parecchi colleghi che fanno uso di droghe per essere più produttivi sul lavoro perché gli fa dimenticare la merda in cui vivono…per essere sempre al top,ect.. che tristezza !! non vivono, se non molto parzialmente, il lavoro come emancipazione, come veicolo per costruirsi un futuro, ma come pura fonte di introito per continuare a sniffare coca.

Se poi andiamo fuori dalle fabbriche ci accorgiamo di come sia facile ormai trovare droga ovunque,e di come ormai questo fenomeno tra i giovani e non solo sia quasi visto come una cosa normale e cmq tra tutti il pensiero comune sia <<io uso droghe ma non sono un tossico>> .

Sono tutti molto informati su come eludere i controlli anti-droga ,ma nessuno esattamente sa quali siano gli effetti devastanti e talvolta permanenti che possono causare,convinti poi di poter smettere quando vogliono……inconsapevoli del fatto che si stanno imprigionando in una gabbia dalla quale  non riusciranno mai ad uscire da soli…..

È impensabile pretendere di costruire un’Italia migliore  se le fondamenta non sono solide,inevitabilmente tutto ci cadrebbe addosso!!!! Io non posso far finta di nulla e ipocritamente non vedere quello che mi gira attorno e fregarmene, perché sarebbe controproducente per me stesso e per quelli che, come me sognano e soprattutto vogliono un società diversa da quella attuale .

Combattere la droga e chi attraverso il suo commercio distrugge milioni di vite sarà uno dei miei obbiettivi principali!!!!DRUGS-OFF